Rifiuti e dintorni. Di inceneritori "verdi" e dibattiti... riciclati

Raccolta differenziata, ciclo dei rifiuti, impatto ambientale.

Parole-chiave che da sempre toccano l’azione della nostra associazione, e che evocano uno dei temi su cui maggiormente riLegnano si è spesa sin dalla sua fondazione, in particolare durante l’impegno nell’amministrazione comunale tra 2012 e 2017.

Non sono questioni solo locali, è chiaro. La cronaca nazionale ci avrebbe già dato decine di spunti, si sa, per parlarne e approfondirle ancora. Scegliamo di farlo adesso, cogliendo l’occasione di una notizia dal nord-Europa che sembra ottima e invece, forse, non lo è del tutto. E scegliamo di farlo anche perché, tornando a noi, le ultime settimane vedono un… riaccendersi – perdonate l’ironia – delle vicende legate all’inceneritore ACCAM.

 

Un po’ di storia, in pillole

2012: quando a Legnano si insedia la nuova amministrazione comunale, di cui riLegnano fa parte, sul tavolo dei 27 Comuni soci dell’inceneritore ACCAM c’è il dossier che indica nel revamping – il rinnovamento e potenziamento dei forni – l’unica strada possibile per proseguire l’attività.

2015: i soci votano a maggioranza lo spegnimento dei forni nel 2017 e la trasformazione dell’attività, verso il trattamento dei rifiuti a freddo. È decisivo il voto di due tra i soci più grandi, Gallarate e – grazie anche all’impegno della nostra lista civica – Legnano. Il Comune di Busto Arsizio, proprietario dell’area dell’inceneritore, rimane contrario.

2016: lo spegnimento viene posticipato al 2021, per salvaguardare l’equilibrio finanziario della società e permettere la continuità aziendale.

2018: a novembre, la data di scadenza viene ulteriormente spostata al 2027. La decisione è presa di fatto dai tre maggiori azionisti, i Comuni di Busto Arsizio, Gallarate e Legnano, dal 2017 tutti targati centrodestra.

 

Il dibattito, oggi

Alla decisione dei tre soci principali si contrappone il blocco dei piccoli Comuni dell’Altomilanese. A novembre 2018, sulla rivista Polis Legnano interviene Michele Cattaneo. Il sindaco di Rescaldina, esponente della giunta di centrosinistra, ripercorre i punti salienti della vicenda ed evidenzia l’ultimo “pasticcio”: per sopravvivere, ACCAM sta accettando i rifiuti di Comuni non soci, che acquistano il servizio. È dunque diventata di fatto una società che opera sul mercato, non più un’azienda in house. Ma i soci continuano a considerarla tale e conferiscono i rifiuti ad ACCAM senza espletare bandi di gara.

Che il pasticcio sia tale è presto confermato. Nerviano, Comune socio, interrompe il conferimento ad ACCAM con l’inizio del 2019. Se però alcune amministrazioni hanno tratto vantaggi economici dalla medesima scelta (si aprirebbe per loro la questione di opportunità sul restare soci dell’azienda, ma è altra storia), a Nerviano sembra si corra il rischio di un aggravio dei costi. E così, mentre il sindaco Cozzi precisa che si tratta di un rischio immediato a fronte di un potenziale vantaggio futuro, montano le proteste dell’opposizione.

Nello scorso mese di dicembre, intanto, Polis Legnano dà ancora spazio ai soci di minoranza ACCAM. La voce è quella di un altro sindaco di centrosinistra, il canegratese Roberto Colombo. Il primo aspetto trattato suona gravissimo a chi, come noi, vive oggi la questione dall’esterno: “ […] da anni sostenevamo che il contratto con la ditta che opera sull’impianto era assolutamente sconveniente per ACCAM e ci veniva risposto che invece era favorevole; adesso il nuovo business plan certifica che ogni anno vengono corrisposti a questa ditta 6 milioni mentre il costo reale è di soli 2 milioni, 4 milioni ogni anno di “plusvalore” ceduti a terzi e sottratti alla redditività di ACCAM”.

Di seguito, Colombo riapre anche la questione ambientale, troppo spesso sacrificata ai ragionamenti economici sin dagli albori di queste vicende. I Comuni che hanno introdotto la tariffa puntuale hanno sempre meno rifiuti da bruciare. Perché allora – si chiede il sindaco – Legnano attende ancora? Stiamo sacrificando la salute del nostro ambiente in nome della sopravvivenza di ACCAM?

Un quadro sull’argomento, pubblicato sullo stesso numero di Polis Legnano e rielaborato dall’Annuario statistico regionale del 2016, ci racconta di un Altomilanese tutto sommato virtuoso. Un legnanese-tipo, per esempio, produce pochi kg di rifiuti meno della media lombarda e italiana, pur non migliorando le proprie “performances” dal 2011. Da allora, però, ha imparato a differenziare meglio i suoi prodotti, alzando la quota dal 62% al 69,5%. È evidente che introdurre la tariffa puntuale ci porterebbe a un livello eccezionale, se guardiamo alla media italiana (43%) o anche a quella del Nord del Paese (64%). Ma allora torniamo al punto: perché tenere in vita il “nostro” inceneritore?

La strada appare tracciata, se è vero che pochi giorni fa l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo ha visitato l’impianto insieme alla presidente ACCAM Laura Bordonaro e ai sindaci di Busto Arsizio e Parabiago, premurandosi poi di elogiare gli investimenti fatti nell’ultimo anno e dichiarare necessarie ulteriori migliorie.

Del resto – e qui chiudiamo il cerchio – secondo i dati di Polis incenerire è “di moda” nell’intera Europa, o almeno lo è più del vecchio costume dello smaltimento in discarica, in Italia (ma non in Lombardia) ancora maggioritario. Facile, allora, abbandonarsi all’entusiasmo del Sole 24 Ore di fronte all’impianto di Copenhagen (vedi sopra). Che è certamente efficiente, e straordinariamente innovativo nel restituire alla cittadinanza uno spazio fruibile.

Ma le domande, per noi, restano ancora le stesse: quante tonnellate di rifiuti oggi non possiamo ancora riciclare? Quali obiettivi ci diamo tra 5, 10 o 20 anni? Come perseguirli? Gli inceneritori su cui oggi possiamo investire sono necessari/utili in questa strategia? E se sì, come ridurre al minimo il loro impatto ambientale?